BIBLIOTECHE INNOVATIVE IN CARCERE
Ispirandosi al progetto più antico del Salone i docenti e gli studenti della Rete delle scuole “ristrette” Adottano uno scrittore
La scrittura rende liberi
Il sole fa da sfondo lungo il viale di Via Bartolo Longo 82 e alle 10.30 del 19 marzo 2025 la Dirigente Scolastica, Annarita Tiberio, varca il portone della Casa di
Reclusione di Rebibbia, insieme alle docenti Costanza Troini e Teresa Leone.
E’ l’inizio di una giornata programmata da tempo, che trasversalmente dà l’avvio a un processo di significazione del lavoro culturale in carcere.
Dalla sesta sezione il funzionario responsabile dell’Area Educativa, Sara Macchia, ci introduce in Teatro, un’enorme sala predisposta ad hoc per le iniziative culturali.
Man mano la sala si riempie di “mille colori”, di persone che danno luce alla quotidianità della vita carceraria.
E così, via via si arricchisce di figure significative; la Direttrice Maria Donata Iannantuono e la Vice direttrice Rosa Musicco fanno gli “onori di casa”, la polizia penitenziaria, gli educatori, i mediatori culturali e gli assistenti sociali accrescono come in un quadro sinergico.
I volontari della Caritas e della Redazione del Notiziario “Non tutti Sanno”, capitanati dal giornalista Roberto Monterforte, incrementano con forza il flusso delle informazioni e i responsabili della Biblioteca in carcere, Lucia Vitaletti e Laura Vinci testimoniano la circolarità del sapere, come fonte da condividere in rete.
Tutti i docenti della scuola del mattino, con i rispettivi referenti Isabella Guadagni, CPIA1, Mariella Demichele, ITA “E.Sereni”, Anna Rita Cocciolo, ISS “Von
Neumann” e gli ATA del Cpia1 Angela Tosoni e Annalisa Adinolfi, accolgono i detenuti, già felici di ricevere il tanto desiderato “Attestato di partecipazione”.
Beh! Non è secondario mantenere memoria di “presenza”; ogni esperienza lascia traccia, quella traccia che produce la linfa vitale che la cultura promuove.
E mentre lo scrittore Matteo Martone prende posto, la Presidente del Cesp, Anna Grazia Stammati, introduce l’attività, ormai ultradecennale, delle Biblioteche
innovative che adottano uno scrittore.
Si dà, cosi, l’avvio al dialogo e scardinando i significati del testo “Assolutamente non
partatemi a Caserta” i detenuti entrano in dibattito costruttivo e “viscerale” conl’autore.
Viscerale nel senso che, senza alcuna remora, hanno portato “a galla”, paure,
preoccupazioni, presentimenti, ma anche forza, coraggio e speranza: uniche “armi”
che consentono di superare certe avversità.
E se il dolore della vita è inevitabile, qual è la chiave per attraversarlo?
Esiste una chiave?
I detenuti lo hanno raccontato attraverso il processo dell’identificazione e dell’empatia, la docente Paola Palma ha fatto da sfondo con un percorso di elaborazione dei vissuti.
E in un tripudio di intrecci dialogici i detenuti hanno sintetizzato il dramma con la scrittura letta e interpretata da Federico e Andrea; in conclusione, le poesie scritte dai detenuti, facevano da sfondo ai saluti di una mattinata degna e pregna di significati e Matteo Martone concludeva: ho riflettuto molto sulle parole di quella poesia…
“La verità rende liberi”. E’ proprio così!
A cura della docente Maria Falcone
Documenti
Luoghi
Via Bartolo Longo, 72 - 00156 Roma
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